La nostra mattinata all’IPM di Caltanissetta

Una nostra studentessa ci racconta di un'esperienza molto forte vissuta presso l'IPM di Caltanissetta

 

Oggi, 13 novembre, con la mia classe 5BC e accompagnati dal professor Giambra, abbiamo
vissuto un’esperienza che sicuramente porteremo dentro a lungo: siamo andati all’Istituto
Penale Minorile di Caltanissetta, grazie a una convenzione con il nostro liceo classico
“Ruggero Settimo”.
Non sapevamo bene cosa aspettarci. Forse qualcuno di noi aveva un po’ di timore, altri solo
curiosità. Ma quello che abbiamo trovato è stato qualcosa che ha superato ogni previsione:
un incontro vero, umano, sincero.
Abbiamo conosciuto i ragazzi dell’IPM e, sin dai primi momenti, si è creata un’atmosfera di
apertura e spontaneità. Loro ci hanno accolti con un sorriso che parlava di desiderio di
normalità, di leggerezza, di un contatto con il mondo esterno che da tempo mancava. Noi,
dal canto nostro, abbiamo scoperto una realtà che, fino a quel momento, ci sembrava
lontana, quasi invisibile, ma che invece è fatta di persone come noi — con sogni, fragilità e
voglia di riscatto.
Tra una partita di calcio, una chiacchierata sulla cucina, e qualche risata condivisa, le
differenze si sono fatte più piccole. Per qualche ora non c’erano “noi” e “loro”, ma solo
ragazzi che si divertivano insieme, spensierati. In quei momenti ho avuto la sensazione che
anche loro si fossero liberati, almeno un po’, dal peso dei loro pensieri e dai problemi
giudiziari che li accompagnano ogni giorno.
Dopo il tempo trascorso insieme, abbiamo avuto modo di confrontarci con le educatrici
dell’istituto. Le loro parole ci hanno fatto comprendere ancora meglio quanto questo incontro
sia stato importante, non solo per noi ma anche per quei ragazzi: un’occasione per sentirsi
visti, ascoltati, accolti senza giudizio.
Questa esperienza ci ha insegnato che dietro ogni storia difficile c’è sempre una persona
che cerca una seconda possibilità. Abbiamo imparato quanto sia prezioso il valore
dell’ascolto, dell’empatia, del rispetto. E forse la cosa più bella è stata proprio questa:
scoprire che anche un piccolo gesto — una parola, un sorriso, una partita a pallone — può
abbattere muri che sembravano invalicabili.
Sono tornata a casa con un senso di gratitudine e di consapevolezza nuova. A volte basta
poco per cambiare il modo in cui guardiamo il mondo — basta un incontro, come quello di
oggi.