Esperienze molto formative per i nostri studenti

Esperienza all'IPM di Caltanissetta

Il 19 maggio 2026 la classe 4ªBL ha concluso il percorso di FSL- ex Pcto svolto con l’Istituto penale minorile di Caltanissetta, partecipando a una giornata molto intensa e sicuramente diversa dal solito. Dopo diversi incontri fatti a scuola con educatori e operatori dell’IPM, gli alunni hanno avuto la possibilità di entrare direttamente in contatto con una realtà di cui spesso si parla poco ma che è molto più umana di quanto si immagini.

Durante gli incontri precedenti, gli educatori avevano spiegato alla classe come funziona l’istituto, qual è il ruolo delle varie figure professionali e il lavoro difficile che viene svolto ogni giorno con i ragazzi che vivono nella struttura. È stato detto loro chi sono e cosa fanno gli educatori, gli assistenti sociali, gli operatori e tutte quelle persone che cercano di accompagnare ragazzi molto giovani in un percorso di cambiamento.

Con il tempo, però, il progetto non è rimasto qualcosa di semplicemente informativo ma è diventato anche un momento di confronto vero. I ragazzi si sono aperti e confidati tra di loro e hanno parlato di temi importanti come l’errore, la possibilità di cambiare, il peso delle scelte, il valore dell’ascolto e anche del ruolo che ha la società quando una persona prova a ricominciare dopo aver sbagliato. La visita all’IPM è stata il momento conclusivo di questo percorso. La 4BL ha assistito a una celebrazione molto particolare: il battesimo, la prima comunione e la cresima di F.B., un ragazzo ospite dell’istituto che ha scelto di intraprendere un cammino di fede. A celebrare la messa sono stati il Vescovo Emerito Mons. Antonino Migliore e  Padre Alessandro Giambra, professore di religione della classe, che durante la giornata ha definito gli alunni “La gloriosa 4BL”, frase che poi è diventata il titolo di questa esperienza.

Anche per chi come me che sto scrivendo, non vive la religione in modo particolarmente vicino, quel momento ha avuto comunque un significato forte, non è stata semplicemente una celebrazione religiosa. Vedere un ragazzo molto giovane scegliere, dentro un contesto difficile, un gesto di rinascita, in un luogo che spesso viene immaginato solo con pregiudizio o paura, ha mostrato a tutti qualcosa di diverso: la possibilità concreta di ricominciare.

Molto significativo è stato anche il discorso dell’educatore che ha accompagnato F.B. in questo percorso e che ha scelto di diventare suo padrino. Ha iniziato il discorso partendo dall’espressione latina “ex tenebris lux”, cioè “dalle tenebre, la luce”. questa frase rappresenta perfettamente il senso della giornata perché anche nei luoghi più difficili, e anche nelle vite segnate da errori o sofferenze, può esistere uno spazio per la luce e per il cambiamento.

Nel discorso c’è stata una frase che probabilmente è rimasta impressa a tutti: “tu non sei il tuo errore. tu non sei la tua caduta. tu sei la tua rinascita.” Forse è proprio questo il messaggio più importante dell’intero progetto; un ragazzo che ha sbagliato non può essere definito per sempre solo dal reato che ha commesso, la responsabilità rimane, ovviamente, ma dobbiamo provare a ricordarci sempre che dietro ogni errore esistono storie, fragilità e contesti familiari e sociali spesso molto complessi.

Un altro passaggio molto bello del discorso diceva che “la luce entra dove siamo feriti”,  frase che fa riflettere molto, perché mostra come proprio le fragilità possano diventare il punto da cui ripartire. Le ferite non spariscono automaticamente, ma a volte possono trasformarsi in un’occasione per capire meglio sé stessi e provare a crescere e cambiare direzione.

Dopo la celebrazione, la giornata è continuata in un clima più semplice e tranquillo. La classe è rimasta nel cortile dell’istituto, dove sono state offerte delle torte e altro cibo e i ragazzi sono rimasti un po’ di tempo lì a parlare, rilassandosi e facendo alcune foto insieme. Successivamente hanno avuto modo di confrontarsi ancora con gli educatori, ascoltando altre esperienze legate alla realtà dell’IPM e di riflettere su quello che avevano vissuto. Durante questa parte finale dell’incontro e ascoltando le storie raccontate dagli operatori, chi scrive ha pensato subito ad una citazione di Dostoevskij: “il grado di civiltà di una società si misura dalle sue prigioni”. Dopo questa esperienza è impossibile non soffermarsi a pensare al significato di queste parole e forse una delle cose che ci ha colpito di più è stata rendersi conto che avevamo una visione molto più negativa di queste realtà; avevamo completamente perso fiducia nel sistema e nell’idea che lo stato cercasse davvero di aiutare chi finisce in contesti del genere ma ascoltando gli educatori e vedendo il lavoro umano che c’è dietro questa struttura, abbiamo capito che in alcuni luoghi esiste ancora un vero tentativo di accompagnare questi ragazzi verso un futuro diverso e forse è stata proprio questa la cosa che ci ha lasciato più speranza alla fine della giornata. La nostra presenza lì ha avuto un significato importante: la cultura dovrebbe servire soprattutto ad avvicinare le persone e le realtà che spesso sembrano lontane, perché esperienze come questa fanno capire che non si deve solo studiare sui libri, ma anche entrare davvero in contatto con realtà che normalmente ignoriamo. Andare all’IPM ha significato andare oltre le apparenze e capire che dietro una storia difficile può esserci una persona che sta cercando un riscatto.

La “gloriosa 4 BL” conclude quindi questo percorso portando con sé non solo il ricordo di una visita particolare, ma anche una riflessione molto più grande, cioè che una società giusta non dovrebbe limitarsi soltanto a punire, ma dovrebbe anche educare, accompagnare e dare davvero la possibilità di ricominciare. Come ci ha ricordato il messaggio centrale della giornata, anche dalle tenebre può nascere la luce e il compito più importante di chi educa, ascolta e vive queste storie è proprio quello di continuare a credere che quella luce possa ancora esistere.

 

Alice Bartolotta